L’Italia ha il suo visto per nomadi digitali, operativo dal 2024. La Spagna ha il suo, nato con la Ley de Startups. Il Portogallo ha il D8. Quasi tutti i paesi europei ne hanno lanciato uno, e quasi tutta la comunicazione intorno a questi visti mescola due cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra.
La differenza, in due righe
Un visto è un titolo di immigrazione. Risponde a: posso stare legalmente in questo paese, e per quanto?
La residenza fiscale è un’altra cosa. Risponde a: quale paese ha il diritto di tassare il mio reddito mondiale?
Le decidono autorità diverse, con criteri diversi, in momenti diversi. Avere il visto non ti rende residente fiscale, e non averne nessuno non ti impedisce di esserlo.
Come si decide davvero
In Italia, con i criteri dell’articolo 2 del TUIR: iscrizione anagrafica, domicilio o residenza per la maggior parte del periodo d’imposta. Dopo la riforma entrata in vigore nel 2024 il domicilio è definito come il luogo in cui si sviluppano le relazioni personali e familiari — non dove hai gli affari, come si intendeva prima.
Questo cambia parecchio per chi si sposta. Il professionista che trasferisce i clienti all’estero ma lascia qui la famiglia ha, secondo la definizione attuale, il domicilio in Italia. Il visto dell’altro paese non c’entra niente con questa valutazione.
L’errore che costa di più è quello inverso
Non è arrivare in un paese e scoprire di esserne diventato residente fiscale. È ottenere il visto, trasferirsi sulla carta, e non tagliare i legami con il paese di partenza: la casa di famiglia, il coniuge, la maggior parte dei clienti, i conti. Dal punto di vista del paese d’origine non te ne sei mai andato.
Il risultato sono due paesi che ti considerano residente. A quel punto interviene la convenzione contro le doppie imposizioni, e vince quasi sempre il paese dove stanno i fatti, non quello dove sta il timbro.
Cosa ti dà davvero il visto
Cose concrete e per niente banali: il diritto di soggiornare, aprire un conto, affittare, iscrivere i figli a scuola, maturare tempo per un permesso di lungo periodo o per la cittadinanza. È molto. Semplicemente non è un regime fiscale.
Quando un vantaggio fiscale esiste, arriva da un regime separato, con requisiti propri e una domanda a parte — come il regime impatriati in Italia o quello che in Spagna chiamano legge Beckham. Sapere quale cosa è quale è la differenza tra pianificare e prendersi una sorpresa a giugno.
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Fonti: art. 2 TUIR come modificato dal D.Lgs. 209/2023, decreto attuativo sul visto per nomadi digitali (2024). Questo non è un parere fiscale né legale.