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Perché guadagnare uno stipendio paga più tasse che guadagnare lo stesso importo con le rendite

Non è una svista del sistema: è scritto nella legge e ha una giustificazione tecnica. La domanda è se quella giustificazione regge ancora.

Gold Solidus of Valentinian II - obverse YORYM 1998 853
Gold Solidus of Valentinian II - obverse YORYM 1998 853, Photographed by: York Museums Trust Staff — Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Due persone guadagnano 40.000 € in un anno. Una ci ha lavorato. L’altra li ha incassati da interessi, dividendi o una plusvalenza. In Italia, come in quasi tutta Europa, la seconda paga meno. Non è un errore: sta nella legge, e vale la pena capire perché prima di decidere se sia giusto.

Due sistemi dentro la stessa tassazione

Il reddito da lavoro passa per gli scaglioni IRPEF: man mano che sale, sale l’aliquota applicata alla parte eccedente ciascuno scaglione, fino ad aliquote marginali alte a cui si sommano le addizionali regionali e comunali.

Gran parte delle rendite finanziarie — interessi, dividendi, plusvalenze — sconta invece un’imposta sostitutiva con aliquota fissa, ben al di sotto delle marginali più alte del lavoro. I titoli di Stato hanno poi un’aliquota ancora inferiore.

La conseguenza è aritmetica: più il reddito è alto, più la differenza tra guadagnarlo lavorando e guadagnarlo con il capitale si allarga.

Gli argomenti a favore, che esistono

Il capitale si sposta. Un risparmiatore trasferisce il proprio denaro in un giorno; un lavoratore non cambia vita con la stessa facilità. Tassarlo troppo lo fa uscire, e poi non si tassa nulla.

La doppia imposizione. Gli utili di una società hanno già pagato l’IRES prima di arrivare al socio come dividendo. L’aliquota ridotta a valle corregge in parte quella sovrapposizione.

L’inflazione. Una plusvalenza nominale può non essere un guadagno reale se nel frattempo i prezzi sono saliti, e l’imposta non distingue.

E quelli contro

Il primo è evidente: il capitale è concentrato. Se le rendite stanno soprattutto in cima alla distribuzione e pagano un’aliquota fissa più bassa, il sistema è meno progressivo di quanto la tabella degli scaglioni lasci credere.

Il secondo è che l’argomento della mobilità è diventato circolare: si tassa poco perché scappa, e siccome si tassa poco non scappa, il che conferma la scelta. Finché i paesi non si coordinano, l’equilibrio regge per timore, non per convinzione.

Il terzo è di percezione. Chi guarda la propria busta paga e poi legge che un reddito equivalente paga la metà smette di credere nel sistema. E un sistema fiscale in cui non si crede si rispetta peggio, il che alla fine costa a tutti.

La parte che si dice raramente

Non è un dibattito tra tassare o non tassare: è su chi. Ogni euro non prelevato sul capitale viene prelevato sul lavoro, sui consumi, oppure non viene prelevato e si taglia un servizio. La domanda utile non è se la differenza sia giusta in astratto, ma se la ragione tecnica che la giustifica corrisponda ancora al mondo in cui viviamo.

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Questo testo è opinione e analisi. Non è un parere fiscale.

¿Te ha pasado algo distinto? Este artículo es un punto de partida, no la última palabra. Cuenta tu caso o pregunta lo que no encaja en tu situación en los comentarios — otras personas en el mismo país, o en el mismo lío entre países, seguramente ya se lo han preguntado.

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