Due persone guadagnano 40.000 € in un anno. Una ci ha lavorato. L’altra li ha incassati da interessi, dividendi o una plusvalenza. In Italia, come in quasi tutta Europa, la seconda paga meno. Non è un errore: sta nella legge, e vale la pena capire perché prima di decidere se sia giusto.
Due sistemi dentro la stessa tassazione
Il reddito da lavoro passa per gli scaglioni IRPEF: man mano che sale, sale l’aliquota applicata alla parte eccedente ciascuno scaglione, fino ad aliquote marginali alte a cui si sommano le addizionali regionali e comunali.
Gran parte delle rendite finanziarie — interessi, dividendi, plusvalenze — sconta invece un’imposta sostitutiva con aliquota fissa, ben al di sotto delle marginali più alte del lavoro. I titoli di Stato hanno poi un’aliquota ancora inferiore.
La conseguenza è aritmetica: più il reddito è alto, più la differenza tra guadagnarlo lavorando e guadagnarlo con il capitale si allarga.
Gli argomenti a favore, che esistono
Il capitale si sposta. Un risparmiatore trasferisce il proprio denaro in un giorno; un lavoratore non cambia vita con la stessa facilità. Tassarlo troppo lo fa uscire, e poi non si tassa nulla.
La doppia imposizione. Gli utili di una società hanno già pagato l’IRES prima di arrivare al socio come dividendo. L’aliquota ridotta a valle corregge in parte quella sovrapposizione.
L’inflazione. Una plusvalenza nominale può non essere un guadagno reale se nel frattempo i prezzi sono saliti, e l’imposta non distingue.
E quelli contro
Il primo è evidente: il capitale è concentrato. Se le rendite stanno soprattutto in cima alla distribuzione e pagano un’aliquota fissa più bassa, il sistema è meno progressivo di quanto la tabella degli scaglioni lasci credere.
Il secondo è che l’argomento della mobilità è diventato circolare: si tassa poco perché scappa, e siccome si tassa poco non scappa, il che conferma la scelta. Finché i paesi non si coordinano, l’equilibrio regge per timore, non per convinzione.
Il terzo è di percezione. Chi guarda la propria busta paga e poi legge che un reddito equivalente paga la metà smette di credere nel sistema. E un sistema fiscale in cui non si crede si rispetta peggio, il che alla fine costa a tutti.
La parte che si dice raramente
Non è un dibattito tra tassare o non tassare: è su chi. Ogni euro non prelevato sul capitale viene prelevato sul lavoro, sui consumi, oppure non viene prelevato e si taglia un servizio. La domanda utile non è se la differenza sia giusta in astratto, ma se la ragione tecnica che la giustifica corrisponda ancora al mondo in cui viviamo.
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Questo testo è opinione e analisi. Non è un parere fiscale.